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I GIST all'ASCO 2013

 

 

Si è svolta a Chicago (31 maggio – 4 giugno 2013) la 49a edizione dell'ASCO (American Society of Clinical Oncology), l’annuale conferenza mondiale di ricerca sul cancro, che ha riunito più di 25.000 professionisti oncologi, chirurghi, patologi, biologi e ricercatori provenienti da tutto il mondo per condividere lo stato di conoscenza sulle malattie oncologiche, le scoperte e i nuovi progressi della scienza biologica e clinica.

Come in anni precedenti, questo importante aggiornamento di notizie mediche, cliniche e scientifiche ha riguardano anche i sarcomi, con uno spazio dedicato ai GIST.

 

La Dott.ssa Maria A. Pantaleo e la Dott.ssa Margherita Nannini, subito dopo l’evento, hanno scritto per A. I. G. un resoconto sulle novità più importanti emerse al congresso, relative ai GIST e di questo le ringraziamo cordialmente.

La Dott.ssa Maria A. Panteleo e la Dott.ssa Margherita Nannini sono medici oncologi presso il Dipartimento di Ematologia. e Oncologia e Medicina di Laboratorio, UO di  Oncologia Medica – ‘Biasco’ SSD, Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico S. Orsola-Malpighi, Bologna e fanno parte dello staff del GIST Study Group di Bologna diretto dal Prof. Guido Biasco (www.giststudygroup.it).

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 Maria A. Pantaleo, Margherita Nannini

 05.06.2013

 

Si è appena concluso a Chicago il Meeting Annuale di Oncologia Medica (ASCO) e anche quest’anno i GIST sono stati oggetto di numerose presentazioni, riguardanti le ultime novità relative a questa patologia che continua a suscitare grande interesse nel mondo scientifico.

Sono stati affrontati tutti i principali temi che ruotano attorno ai GIST, dall’identificazione di nuovi bersagli terapeutici allo sviluppo di nuovi farmaci, fino a studi di biologia molecolare più avanzati ed innovativi, per una conoscenza sempre più dettagliata di questa malattia.

Vi riportiamo di seguito le principali novità presentate e discusse quest’anno.

 

Una delle principali novità sul piano biologico -molecolare, è la ricerca delle cellule tumorali circolanti nel plasma, da sfruttare come substrato alternativo al tessuto tumorale, per la determinazione dello stato mutazionale primario, per l’identificazione di nuove mutazioni secondarie e per l’eventuale correlazione del genotipo identificato con la risposta al trattamento (1,2). La tematica è di certo di grande interesse, tuttavia necessita di ulteriori validazioni della metodica su larga scala per poter essere trasferita nella pratica clinica quotidiana.

Dopo la recente approvazione del Regorafenib in III linea, dopo fallimento di imatinib e sunitinib, è stata presentata l’analisi di efficacia del farmaco in relazione per sottogruppi sulla base delle principali caratteristiche dei pazienti prima dell’inizio del trattamento, ovvero sesso, età, indice mitotico, durata e numero di linee terapeutiche ricevute e stato mutazionale (2,3). Il regorafenib si è dimostrato di pari efficacia in tutti i sottogruppi inclusi nell’analisi, compreso lo stato mutazionale del tumore primitivo (2,3).

Sul piano clinico, sono stati presentati i risultati dello studio di fase III EORTC/AGITG/FSG/GEIS/ISG, che ha confrontato due anni di trattamento adiuvante con imatinib 400 mg al giorno con la sola osservazione in 835 pazienti affetti da GIST localizzato radicalmente operato a rischio intermedio e alto di recidiva (4). Lo studio è partito molti anni fa ed il rischio di recidiva veniva valutato secondo classificazione NIH 2002 Consensus classification che era in uso a suo tempo. 435 pazienti sono stati arruolati nel gruppo di osservazione e 444 pazienti sono stati arruolati nel gruppo di terapia con imatinib. L’obiettivo primario di questo studio è stata la determinazione del tempo libero al fallimento di imatinib (IFS – imatinib failure-free survival), inteso come tempo intercorso tra l’inizio del trattamento adiuvante con imatinib e l’inizio di un altro inibitore tirosin-chinasico, evento questo ultimo inteso come induzione di una resistenza secondaria eventualmente anticipata da parte di un trattamento adiuvante prolungato. Sulla base dei dati riportati da questo studio, non è stata osservata una differenza significativa dal punto di vista statistico tra il gruppo dei pazienti trattati rispetto a quelli sottoposti alla sola chirurgia e osservazione, pertanto sembrerebbe che il trattamento adiuvante continuativo con imatinib non sia responsabile dell’eventuale sviluppo futuro di resistenza secondaria (4). Si conferma tra l’altro l’efficacia di imatinib in fase adiuvante nel prolungare il tempo libero da recidiva soprattutto nei GIST con rischio di recidiva alto. Questo dato era stato già dimostrato nei due studi internazionali precedenti su imatinib eseguito in fase post-operatoria in pazienti radicalmente operati (ASOCOG con imatinib per 1 anno e SSGXVIII con imatinib per 3 anni).

 

Per quanto riguarda nuovi farmaci che si stanno affacciando sulla scena terapeutica dei GIST, uno dei più promettenti sembrerebbe il ponatinib, un inibitore multi tirosin-chinasico, recentemente approvato nel trattamento della Leucemia Mieloide Cronica (Ph +), che in uno studio pre-clinico in vitro si è dimostrato capace di inibire potentemente la crescita di linee cellulari di GIST con differente spettro mutazionale, sia primario che secondario (5). E’ chiaro che si tratta solo di risultati preliminari che richiederanno in futuro una validazione in studi clinici su ampia scala.

 

Infine uno studio di fase III ha confermato l’utilità del rechallenge di imatinib come opzione terapeutica dopo fallimento almeno di imatinib e sunitinib, riportando un miglioramento sia della sopravvivenza libera da progressione (PFS – progression-free survival) che del controllo di malattia (DCR – disease control rate), rispetto ai pazienti trattati con placebo (6).

 

In conclusione, anche questo anno sono stati presentati diversi dati interessanti, che aprono di certo nuove prospettive nella gestione e nel trattamento dei pazienti affetti da GIST. Tuttavia per la loro validazione e il loro inserimento nella pratica clinica quotidiana, saranno necessari studi più ampi e multicentrici che coinvolgano tutti i gruppi che si dedicano allo studio e alla cura di questa malattia.

 

Referenze: 

1. 
von Bubnoff Nikolas, Kerle Irina, Specht Katja, et al. Detection of mutant-free circulating tumor DNA in the plasma of patients with gastrointestinal stromal tumor (GIST) harboring activating mutations of C-Kit or PDGFRA. J Clin Oncol 31, 2013 (suppl; abstr 10508)

2.     Demetri George D., Jeffers Michael, Reichardt, Peter, et al. Mutational analysis of plasma DNA from patients (pts) in the phase III GRID study of regorafenib (REG) versus placebo (PL) in tyrosine kinase inhibitor (TKI)-refractory GIST: Correlating genotype with clinical outcomes. J Clin Oncol 31, 2013 (suppl; abstr 10503)

3.    Joensuu Heikki, Giovanni Casali Paolo, Reichardt Peter, et al. Results from a phase III trial (GRID) evaluating regorafenib (REG) in metastatic gastrointestinal stromal tumour (GIST): Subgroup analysis of outcomes based on pretreatment characteristics. J Clin Oncol 31, 2013 (suppl; abstr 10551)

4.  Casali Paolo Giovanni, Le Cesne Axel, Poveda Velasco Andres, et al. Imatinib failure-free survival (IFS) in patients with localized gastrointestinal stromal tumors (GIST) treated with adjuvant imatinib (IM): The EORTC/AGITG/FSG/GEIS/ISG randomized controlled phase III trial. J Clin Oncol 31, 2013 (suppl; abstr 10500)

5.     Heinrich Michael C., Fletcher Jonathan A., Anjum Rana, et al. Use of ponatinib to inhibit kinase mutations associated with drug-resistant gastrointestinal stromal tumors (GIST). J Clin Oncol 31, 2013 (suppl; abstr 10509)

6.     Kang Yoon-Koo, Ryu Min-Hee, Ryoo Baek-Yeol, et al. Randomized phase III trial of imatinib (IM) rechallenge versus placebo (PL) in patients (pts) with metastatic and/or unresectable gastrointestinal stromal tumor (GIST) after failure of at least both IM and sunitinib (SU): RIGHT study. J Clin Oncol 31, 2013 (suppl; abstr LBA10502)