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I GIST all'ASCO 2016


Si è svolta a Chicago dal 3 al 7 giugno l’annuale Convegno mondiale di Oncologia Medica dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology) che ha visto riuniti quasi 30.000 professionisti provenienti da tutto il mondo per confrontarsi e discutere delle modalità future di trattamento dei pazienti oncologici e della ricerca
La Dr.ssa Margherita Nannini (Dipartimento di Medicina Specialistica Diagnostica e Sperimentale AOU Pol. Sant’Orsola-Malpighi, Università di Bologna) ha scritto per A.I.G. un resoconto sulle novità relative ai GIST emerse all’ASCO e di questo la ringraziamo.

Dr.ssa Margherita Nannini
07/06/2016

Si è appena concluso a Chicago il Meeting Annuale di Oncologia Medica (ASCO) e anche quest’anno i GIST sono stati oggetto di diverse presentazioni, sottolineando ancora una volta l’interesse sempre vivo del mondo scientifico per questa patologia.

Per quanto riguarda la terapia medica, sono stati presentati i risultati finali di sopravvivenza dei pazienti arruolati nel GRID trial, confermando il beneficio assoluto del regorafenib rispetto al placebo (Demetri et al).
Nello scenario dei nuovi farmaci, degni di nota sono i risultati del primo studio di fase I/II del crenolanib, un inibitore di PDGFRA, in pazienti affetti da GIST metastatico con mutazione resistente D842V di PDGFRA (Von Mehren et al). Anche in vivo il crenolanib si è dimostrato attivo in questo sottogruppo di GIST ancora orfano di trattamento, ponendo le basi per lo studio di fase III appena avviato. Promettenti, ma ancora acerbi, i primi tentativi di utilizzo dell’immunoterapia anche nei GIST. In uno studio di fase I condotto su pazienti affetti da tumori solidi avanzati, il trattamento di combinazione di ipilimumab e imatinib si è dimostrato attivo in tre pazienti con GIST WT, suggerendo il possibile ruolo dell’immunoterapia in questo raro sottogruppo di GIST (Reilley et al). Al contrario il vandetanib, un inibitore di VEGFR2, EGFR e RET, non si è dimostrato attivo nei GIST WT, sia pediatrici che dell’adulto (Glod et al). Infine in uno studio di fase II asiatico, AUY922, un nuovo inibitore delle heat shock protein, ha mostrato una modesta attività antitumorale nei pazienti con GIST resistenti a imatinib e sunitinib, a scapito tuttavia di un’inattesa tossicità oculare (Chiang et al.).

Sotto il profilo molecolare altre due nuove traslocazioni (ETV6-NTRK3 e FGFR1-TACC1) sono state descritte in due casi di GIST definiti quadruplo-negativi perché privi di qualunque mutazione nota a carico di KIT, PDGFRA, RAS e senza deficit di SDH, ampliando le conoscenze sulla biologia molecolare di questo estremamente raro sottogruppo di GIST (Heinrich et al). Dal gruppo di ricerca spagnolo sui sarcomi è stato suggerito il potenziale ruolo prognostico negativo dell’iper-espressione di COL5A2 e ACVR1B nei GIST intestinali ad alto rischio di recidiva, dato che verrà validato campione più ampio dal medesimo gruppo (Broto et al).

Nessuna novità circa la durata ottimale del trattamento adiuvante nei GIST ad alto rischio di recidiva, pur confermandosi vantaggioso in termini di sopravvivenza se prolungato nel tempo anche oltre i tre anni ad oggi stabiliti (Arkhiri et al).
Si conferma invece il valore prognostico negativi della rottura tumorale pre- o intraoperatoria, da considerarsi indipendente rispetto ai noti fattori di rischio e da tenere in considerazione nella scelta del trattamento adiuvante (Chiguchi et al).