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GIST e il fegato

GIST E IL FEGATO



Dottor Ronald P. De Matteo

New York Memorial Hospital of Cancer and Allied Diseases

Memorial Sloan-Kettering Cancer Centre, New York.







L'associazione di pazienti GIST SUPPORT INTERNATIONAL ha rivolto alcune domande al Dottor Ronald P. De Matteo, New York Memorial Hospital of Cancer and Allied Diseases e Memorial Sloan-Kettering Cancer Centre, New York.



INTRODUZIONE



Sappiamo che il tumore GIST metastatizza spesso a livello epatico. Nello stesso tempo, i farmaci sono metabolizzati dagli enzimi epatici. Sappiamo che la funzionalità epatica del paziente è monitorata mediante esami del sangue effettuati nel corso delle visite oncologiche programmate. Per meglio comprendere la relazione tra fegato e GIST, abbiamo posto al Dott. De Matteo le seguenti domande.



DOMANDA 1: Quando il mio oncologo prescrive gli esami ematici per la "funzionalità epatica", cosa sta cercando? Il Glivec danneggia il fegato? Se i risultati dei miei esami epatici risultassero alterati, devo interrompere la terapia con Glivec?



Imatinib, cioè Glivec, come molti farmaci viene metabolizzato o scisso nel fegato. È importante controllare la sua “funzionalità epatica” in corso di terapia con Imatinib, per essere sicuri che il farmaco non stia danneggiando il fegato. In una minima percentuale di soggetti, imatinib può causare un innalzamento degli enzimi epatici fosfatasi alcalina, alanino aminotransferasi (ALT) e aspartato aminotransferasi (AST), un aumento di bilirubina, o la riduzione del livello di albumina. Fortunatamente, questo non accade con frequenza. Se si verifica, un breve periodo di sospensione o una leggera riduzione di dosaggio è tutto ciò che è necessario fare. Raramente il paziente deve interrompere del tutto l’assunzione del farmaco. Imatinib non provoca danni epatici a lungo termine, se il paziente viene attentamente seguito e controllato



DOMANDA 2: Perchè il fegato è la sede dove si verificano più frequentemente metastasi?



Il fegato è il sito più comune di metastasi per molte neoplasie del tratto gastrointestinale. Il sangue che refluisce dallo stomaco e dall’intestino passa direttamente attraverso il fegato. Poiché il fegato normalmente filtra il sangue, qualsiasi cellula microscopica proveniente da un tumore GIST attraverso la circolazione del sangue potrebbe depositarsi nel fegato. Alcuni fattori contenuti nell’ambiente epatico potrebbero favorire la sopravvivenza e la crescita di una singola cellula tumorale.



DOMANDA 3: Posso ridurre le possibilità di metastasi al fegato modificando la dieta o proteggendo in altro modo il mio fegato? (Al contrario, un’alimentazione non adeguata può peggiorare la mia condizione?)



Questa è una domanda frequente, ma non abbiamo alcuna certezza che una modifica della dieta possa influire sullo sviluppo delle metastasi epatiche. In generale, si raccomanda di seguire una dieta bilanciata, evitando l’uso eccessivo di alcool.



DOMANDA 4: Se non sono presenti metastasi epatiche al momento della diagnosi, le possibilità di svilupparle in seguito possono essere previste? Se si, come?



I medici non possono prevedere in maniera precisa se ogni singolo paziente potrà sviluppare metastasi epatiche. In generale, la possibilità di avere una recidiva di un tumore GIST in altre sedi è correlata alla localizzazione e dimensioni del tumore originale (anche se è stato completamente rimosso) e al grado di proliferazione cellulare osservato al microscopio (chiamato conta mitotica, spesso descritta come numero di mitosi per campo microscopico ad alta potenza).



DOMANDA 5: Quali trattamenti si possono fare per le metastasi epatiche?



Esistono diverse opzioni per il trattamento delle metastasi epatiche dei tumori GIST. La terapia di prima scelta è rappresentata da Imatinib. Altre opzioni comprendono: la termo-ablazione con radiofrequenza (RFA), l’embolizzazione dell’arteria epatica e la chirurgia.

La RFA si attua mediante l’inserimento nel tumore di una sonda metallica, allo scopo di aumentare la temperatura locale e quindi di eliminarla col calore. La RFA può essere eseguita per via transcutanea con il paziente leggermente sedato, o durante la laparoscopia o un intervento chirurgico. Solitamente la RFA viene effettuata se ci sono meno di 6 lesioni tumorali, di dimensioni inferiori a 5 cm e non situate nei pressi di strutture vitali epatiche.

L’embolizzazione è una procedura effettuata da un radiologo interventista. Un piccolo tubo viene posizionato in un’arteria della gamba e spinta verso l’alto nell’arteria che irrora il fegato. Vengono poi iniettate nella neoplasia particelle microscopiche per tentare di impedire il rifornimento ematico.

La resezione epatica (chirurgica) rappresenta un’altra opzione. In genere, può essere rimosso fino all’80% del fegato, poiché questo organo ha la capacità di autorigenerarsi.

Tutte le procedure sono altamente specialistiche ed effettuate solo nei principali centri ospedalieri.



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Fonte:

GSI, Gist Support International,www.gistsupport.org

Si ringrazia Gist Support International per aver fornito questa documentazione a AIG



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